Obbligo di e-commerce?

Qualche giorno fa sono rimasto piacevolmente sorpreso leggendo queste parole in un articolo di Mestiereimpresa che trattava di e-commerce per il retail:

Oltre a partire dalla realizzazione di un ecommerce, obbligatorio ormai per tutte le tipologie di attività, il punto vendita dovrebbe ripensare all’esperienza di acquisto dell’utente, mettendo al centro della sua offerta il servizio inteso nelle sue molteplici
sfaccettature.

Per la prima volta ho visto associati i termini "obbligatorio" ed "e-commerce", un accostamento che fa riflettere molto perchè ci fa capire che anche l'Italia è al giro di boa. Si inizia a considerare veramente retail ed e-commerce come un tutt'uno, ricalcando correttamente l'idea della vendita omnichannel.

Parlare di obbligatorietà può sembrare una forzatura e probabilmente lo è ma appare chiaro che un progetto retail, che nasce nel 2016 e guarda al presente, non può escludere una struttura omnichannel, dove il cliente è contemporaneamente online e offline, è in negozio ma con lo smartphone naviga nello store online, acquista da casa ma ritira il prodotto in negozio, ecc... Progettare l'esperienza retail a 360° è quindi un obbligo, non è più un'opzione.

La conseguenza diretta di questa evoluzione è che fare e-commerce richiede un approccio professionale mettendo definitivamente fine al periodo pioneristico dove avere un sito e-commerce era sufficiente per poter fare e-commerce. E' necessario avere una piattaforma e-commerce performante, supportata da una strategia di marketing e, più in generale, un progetto d'impresa consistente.

Il rischio che corrono gli imprenditori italiani, alle prese con il dilemma web sì o web no, è quello di non capire la rapida evoluzione in atto, di arenarsi su un'idea di e-commerce già obsoleta che magari separa lo store dai marketplace e la vendita online da quella offline che si sviluppa in negozio, non considera l'm-commerce e ritiene superfluo l'utilizzo dei social; rischiando così di spendere soldi senza investirli.

La soluzione a questa complessità sono, ancora una volta, i professionisti, i fornitori-partner che guidano i propri clienti con competenza e trasparenza come Dot Business - la mia web agency - o altre realtà che in Italia e in Europa lavorano a stretto contatto con i loro clienti, stingendo partnership capaci di creare valore aggiunto.

Cosa ne pensate, l'e-commerce è davvero una scelta obbligata, c'è ancora spazio per un retail totalmente analogico o la ragione stà sempre nel mezzo?